Cronache di zampilli, luci e profumi negati | Codiv19 | WEANDART
Cronache di vita

Cronache di zampilli, luci e profumi negati

Sono uscita dopo tre giorni: un fulard sulla bocca, retto sul naso, da un paio di occhiali neri, guanti di lattice appiccicati alle mani e si, sembro una squilibrata uscita di soppiatto da un nosocomio.

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Fuori vento, silenzio, non c’è luce nelle foglie, un cielo virtuoso solo di nuvole, ha deciso di essere uno dei protagonisti della mia camminata, alla ricerca: di una mascherina sterile.

Siamo stati: arroganti, superbi, ciechi, frettolosi, cinici, finti, buonisti, senza essere davvero buoni verso gli altri, alla ricerca di una felicità abusiva, spesso sulle spalle dei più fragili, genitori figliali e non educativi, disonesti, spesso solo con noi stessi, ma ignari d’esserlo, con la nostra essenza, quella che adesso sta arrivando a chiederci dei perché, in mezzo a tutto il vittimismo, l’ansia, lo sconforto, la rabbia, il disorientamento assistendo al rumore delle notizie degli schermi, che fanno da tramite col mondo esterno.

Sono stati tolti i confini. C’è una paralisi e un tremore: un pianeta malato di Parkinson, ma il tema è la morte. Qualora, se ne avesse avuto paura, ora, pare sia il momento buono, per affrontarla.

Qui ancora non ci sono dei morti da contare. Si è in loro tacita attesa: perché, si sa che arriveranno e magari, molti più di quanti se ne potranno realmente piangere ed accompagnare, come sta accadendo nella terra dove sono nata: l’Italia, perché, ci hanno tolto anche i funerali, lì.

Servono solo a noi vivi, è vero: ma anche questo è un risultato, di cosa si è fatto alle nostre comunità.

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Bloccata qui, fuori da casa mia, dalla mia lingua, gente, pizza, pasta, acqua, bellezza, gentilezza, arte, musica, calore, mi accorgo d’essere però, ovunque: anche a casa mia.

Da un mese circa, ho cercato di avvertire del pericolo già vissuto da altri, a me molto vicini, di un abisso che dilagava, veloce, intransigente, senza faccia.

Ma entravo  nello sconforto del riscontro, di tanta leggerezza, già letta e vissuta da noi, nel menefreghismo evitante, del:”A me non capita, non può arrivare qui, la temperatura è troppo alta, bassa, la mutazione arriverà ad un punto di non contagio sterile, qui siamo sicuri, voi in Italia ci avete pensato troppo tardi, qui ci sono pochi anziani e i giovani non verranno attaccati…”, ricostruivo in me queste certezze, fatte di voci vacue e poi è accaduto: è arrivato, spiazzando gli increduli e rendendoli silenti e diffidenti e in attesa del decesso n.1: che, è inevitabile, arriverà, ci sarà anche qui, a dar loro la prova  che sta accadendo anche qui, quello che osservano, in altri luoghi del mondo, come un film di fantascienza che ritenevano appartenesse ad altri e non, anche a loro.

Da italiana, abituata ai terremoti, mi sembra di girare tra esseri che ne stanno aspettando uno: il loro primo.

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E’gente abituata alle guerre, ma non a questo, nessuno lo è. E’ una novità globale, nel mondo delle connessioni velocissime e digitali, ora abbiamo la connessione, nella sua polarità negativa: il contagio che fa ammalare il corpo dell’altro, anche quando neppure sai di essere un infetto.

E’ subdolo, è potente, intelligente: una mia amica scienziata genio, in una facoltà di geni ricercatori di qui, mi ha descritto il comportamento di questo ospite senza faccia: si avvicina alla cellula, come un amico suadente e allegro, dicendole che le può regalare quello che le serve per vivere: sodio, potassio…e lei, fiduciosa ed ignara: si apre e lo accoglie e lui la uccide, togliendole tutto.

Ha il comportamento che le società corrotte, adottavano, prima di tutto questo.

L’egoismo vero, puro: io sfrutto te, solo per i miei scopi.

Che è la mancanza totale, di ciò che invece dovrebbe essere l’equilibrio tra di noi. Praticamente è arrivato un professore ad ucciderci, a riequilibrarci.

Arrivo in un posto, dove hanno creato un parco con zampilli d’acqua, in mezzo a palazzi, enormi, nuovissimi, disanimati. Dovevano servire a far giocare bambini: acqua desalinizzata, su’ cemento, pompata a tempo, retroilluminata come in un circo, intorno erba sintetica, giochi costosissimi per far muovere colonie intere di minorenni iperattivi e scontenti di tutto, come i loro genitori.

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C’è un cespuglio di rose, sulla strada del ritorno, che è fiorito, credo già da qualche giorno, ma non lo avevo visto, ero sprangata a casa.

Sono roselline rosa, di solito sono profumate.

E’ arrivata anche un po’ di luce che ne illumina le foglie e mi chino per verificarne la fragranza, non essendomi resa conto che non lo posso fare, bardata come sono e di toccarmi la faccia, non me la sento ora.

Sospiro, col respiro rotto. Mi è stato tolto uno dei piaceri per me più privati e sani: il poter odorare un fiore. No: basta.

In questo tempo bloccato, almeno in apparenza, accade anche qualcos’altro: ho avuto ed ho contatti, molto più caldi e stretti col prossimo, vicino o sconosciuto, proprio da quando tutta questa faccenda, è iniziata.

Ci si sente, in modo planetario, solidali.

E ci si comprende.

Sta azzerato razzismi di ogni genere e quelle schegge che ancora cercano di gridare il loro odio, sono oramai quasi inascoltate o messe a tacere da una mascherina in faccia.

Questo Virus, sembra più una cura che un danno, per tutti noi e per il luogo dove viviamo.

È tutto più pulito, anche nelle nostre relazioni. C’è più verità.

È arrivata una lentezza naturale. Non ho idea se mi ammalerò o no, se i miei cari lo saranno, cerco di proteggerli e di proteggermi un po’ anche io, in questo momento, ma il fatto più importante, anche se può sembrare una voce controcorrente, è che mai mi sono sentita tanto unità a tutti voi e tanto responsabile per tutti.

E questo sento che è il lato più positivo e costruttivo di tutto questo tempo strano, di corse ai vaccini e guanti sterili.

Forse stiamo già arrivando alla cura reale di tutto questo stravolgimento mondiale: essere più uniti, sinceri, onesti, aperti, tra di noi.

E questa magari sarà la cura per tutto e il virus si brucerà da solo, perché riequilibrandoci tutti noi, non avrà più ossigeno e profumi, da rubarci

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Chi deve leggere assolutamente questo articolo di Emanuela?

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